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Welfare aziendale nelle PMI

Una best practice in crescita nei settori della sanità, assistenza, formazione e sicurezza.

Prende il nome di welfare aziendale quel complesso di pratiche assistenziali che vengono avviate dall’ascolto delle esigenze della forza lavoro. Il welfare aziendale sta crescendo presso le piccole e medie imprese che impiegano da 6 a mille persone, un indice ne traccia il suo stato e viene ogni anno rendicontato in un Rapporto; gli ultimi dati ci descrivono uno scenario nel quale poco meno della metà delle PMI italiane, 45,7%, ha attivato iniziative di sanità integrativa e assistenza sociale su vasta scala a beneficio dei propri lavoratori e in alcuni casi dei familiari. Le iniziative in ambito salute e assistenza possono essere raggruppate in tre ambiti più specifici: la sanità complementare; i servizi diretti di prevenzione e di cura; l’assistenza ai familiari anziani, ai non autosufficienti, ai bambini.

Per la ricerca Index Pmi si tratta di un sistema che si sta sviluppando nel corso degli anni, di grande impatto sociale ed economico nel quale le imprese possono offrire un contributo importante, considerando le difficoltà del Sistema Sanitario Nazionale, gravato come non mai in questo momento da emergenze senza precedenti.

Oggi quasi il 20% delle imprese di tutti i settori ha sviluppato politiche di welfare articolate in numerose aree. Nell’ultimo anno le aziende più attive che hanno accresciuto l’attività di welfare, sia potenziando le iniziative esistenti sia intraprendendone di nuove, sono mediamente il 23,1%. In pratica un’impresa su due è attiva in almeno quattro aree di welfare aziendale.

Passando ai servizi gli strumenti più diffusi di contributo alle spese sanitarie si confermano i fondi sanitari di categoria istituiti dai vari Ccnl: pur in presenza di una forte frammentazione e di una certa disomogeneità per livelli di prestazione e meccanismi di adesione, i fondi di categoria restano un tassello fondamentale per garantire coperture sanitarie integrative ad una vasta platea di lavoratori. Tra le altre soluzioni, troviamo le polizze sanitarie collettive sottoscritte dall’impresa per i propri lavoratori, ci sono poi imprese che hanno istituito (o aderito a) fondi aziendali di secondo livello, e quelle che hanno optato per l’adesione a fondi aperti. I servizi di prevenzione e cura sono un settore meno sviluppato ma in progressiva crescita. Il terzo ambito, quello dell’assistenza a familiari anziani, e bambini, si trova ancora in una primissima fase di sperimentazione. Altre voci che completano l’offerta stanno crescendo e comprendono la formazione ai dipendenti, il sostegno all‘istruzione di figli e familiari, la cultura e tempo libero, il sostegno ai soggetti deboli e integrazione sociale, la sicurezza e la prevenzione degli incidenti.

Oggi a livello legislativo gli incentivi sono stati rafforzati e resi strutturali e ciò sta determinando una diffusione di uno strumento che solo sino a poco tempo fa, era solo prerogativa di una nicchia di realtà imprenditoriali. I vantaggi sono distribuiti tra lavoratori e aziende, i primi hanno la possibilità di ottenere risposte che, integrate con il welfare pubblico, contribuiscono ad agevolare il bilancio familiare. L’azienda, da parte sua, ha la possibilità di estendere la contrattazione che altrimenti resta esclusivamente concentrata sul lato contributivo e un welfare aziendale che funziona migliora anche l’indice di produttività, porta benefici al clima interno dell’azienda, senza considerare l’ottimizzazione del vantaggio fiscale.

Per una prossima fase di implementazione, oltre a proseguire sul piano degli incentivi fiscali, ora il legislatore è chiamato ad intervenire su leve che garantiscano una certezza regolatoria dei fondi previdenziali e sanitari e incentivare così la contrattazione territoriale e non solo aziendale tra le parti. Le imprese che dichiarano di ottenere un buon gradimento delle proprie iniziative da parte dei lavoratori secondo l’Index PMI Welfare sono il 33,4% con un aumento progressivo di dieci punti percentuali ogni anno.