Skip to main content

Le Big Tech e la Casa Bianca

L’universo Big Tech si confronta con il cambio alla Casa Bianca, cosa sarà diverso e cosa resterà immutato

La Silicon Valley e le Big Tech dovranno guadagnarsi la fiducia non scontata della nuova amministrazione Biden. Solo apparentemente il ritorno dei democratici alla Casa Bianca sembra più favorevole ai giganti della new economy americana. La tech industry che attraverso i suoi personaggi di spicco ha contribuito alla campagna elettorale di Biden, non ha mai fatto mistero delle sue simpatie democratiche, inoltre la vice presidente Harris viene dalla California e intrattiene buone relazioni con il settore; eppure secondo gli esperti americani di politica finanziaria per la Silicon Valley non sarà un mandato all’insegna di una deregulation di fatto, come quella che Obama permise durante la sua presidenza, ciò che accadde tra il 2009 e il 2016 va solo considerato un lontano ricordo.

I primi segnali che giungono dalla nuova amministrazione vanno piuttosto nella direzione di un rafforzamento di regole su tanti aspetti dal contrasto alla disinformazione sui social, alla privacy, all’antitrust.

Durante la campagna elettorale Biden raramente si è soffermato sugli interventi normativi che verranno per le Big Tech, ma ha direttamente criticato i social network che hanno permesso lo sviluppo di campagne di odio e ha espresso i suoi timori sul grande potere intellettuale nelle mani di queste corporation. Secondo il New York Times l’amministrazione Biden proseguirà la causa iniziata in ottobre contro Google per pratiche monopolistiche nel settore della pubblicità dove Mountain View tratta condizioni esclusive in contratti e accordi e sembra orientato a introdurre nuovi profili di violazione delle regole della concorrenza nei confronti di Facebook e a tenere sotto controllo le politiche commerciali di Amazon e Apple. Anche Biden come Trump sostiene potenziali azioni antitrust contro i giganti della Silicon Valley e la riduzione delle protezioni previste dalla legge americana che mette al riparo le piattaforme online dalla responsabilità per i contenuti inseriti dagli utenti e attraverso i suoi più stretti collaboratori ha fatto trapelare l’intenzione di muoversi con maggiore determinazione per prevenire la proliferazione delle fake news e l’hate speech come vera e propria emergenza democratica.

E anche nei confronti delle compagnie di telecomunicazione la nuova amministrazione vuole reintrodurre la legge sulla neutralità della rete, una norma per prevenire attività penalizzanti da parte delle società nel rallentare o bloccare il traffico internet. Sulla privacy per la prima volta gli Stati Uniti si doteranno di una legge federale che stabilisce regole uguali per tutti gli stati.

Biden dovrebbe estendere in larga misura la linea dura che Trump ha adottato contro le aziende tecnologiche cinesi che, secondo i funzionari, rappresentano una minaccia per la sicurezza nazionale. L’amministrazione Trump si è mossa per togliere le infrastrutture di telecomunicazione cinesi dalle reti americane, per impedire alle aziende della Silicon Valley di costruire cavi sottomarini verso la Cina continentale e per rimuovere prodotti di proprietà cinese come TikTok dagli app store di Apple e Google.

Trump inoltre aveva fatto pressione sugli alleati degli Stati Uniti affinché facciano gli stessi passi. E Biden potrebbe cercare di adottare un approccio più conciliante con i leader europei, convinti anche loro ormai nel vedere nell’influenza della Cina sulla tecnologia una minaccia con varie gradazioni di gravità, il che potrebbe incoraggiarlo a superare il divario tra le severe normative europee su internet e l’approccio degli Stati Uniti. L’amministrazione Biden secondo gli esperti di sicurezza informatica citati dal New York Times cercherà sicuramente di fare pressione su Pechino in modo multilaterale, con la prima preoccupazione di agire in modo congiunto con l’Europa.