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Verso Sud

Verso Sud

Un’agenda per far decollare le potenzialità del meridione in una strategia europea alla ricerca di nuovi punti di riferimento socio economici

Verso Sud è la conferenza che vuole premiare gli asset di valore del Meridione. Il Sud ha sviluppato e ha la possibilità di migliorare ancora, la propria attrattività e competitività, in un ambito allargato all’area mediterranea. Le sue prospettive sono state analizzate in un libro bianco da The European House – Ambrosetti. Rappresentano la base fornendo la base di discussione della prima edizione del meeting “Verso Sud”. Promosso dalla ministra per il Sud e la coesione territoriale, Mara Carfagna che somiglia ad una Cernobbio del meridione. Numeri ed analisi danno sostanza ad un vasto ambito produttivo. Tra gli ambiti individuati, uno dei principali è sicuramente l’economia del mare. Questa rappresenta il 46 % del traffico marittimo italiano e conta 3 porti nella classifica dei primi 20 nel Mediterraneo.

Questo è solo uno degli aspetti dell’analisi socioeconomica che vuole proporre un’agenda di obiettivi di medio-lungo termine. Un primo dato è evidente: la centralità geoeconomica che grazie ai cambiamenti in atto si allunga a livello globale. Per migliorare le performance è necessaria la collaborazione dei paesi mediterranei in termini di politica industriale. Non solo l’economia del mare di cui si diceva prima, ma anche i nuovi corridoi energetici e la green transition. Oltre a questo, gli investimenti strutturali, lo sviluppo del settore turistico, le specializzazioni produttive e lo sviluppo di centri di competenze per le Università e ITS Academy. 

Verso Sud: la questione energetica

La questione energetica ha assunto grande valore negli ultimi tempi e il Sud ha le carte in regola per diventare protagonista. L’area produce il 52,3% della quota nazionale di eolico, solare e bioenergie. Osservato poi un ampio potenziale in ambiti e tecnologie nascenti può affermarsi come ponte energetico tra Europa e Sud Mediterraneo.

Perché ciò si verifichi, sono necessari: un’ulteriore semplificazione di norme e procedure, al fine di creare un distretto associato alle energie del mare; investire nel potenziamento di pipeline e rigassificatori; riaffermare l’Italia come promotrice di una strategia energetica del Mediterraneo; potenziare la capacità di resilienza al cambiamento climatico; coinvolgere i territori per passare dalla logica NIMBY alla PIMBY (please in my backyard).

Lo sviluppo infrastrutturale del Sud

L’annosa questione dello sviluppo infrastrutturale merita un approccio differente, in grado di ripensare i modelli di valutazione e incentivazione. Dunque, non solo il ritorno economico ma anche il contributo che esse possono dare alla competitività territoriale, alla coesione, allo sviluppo e al benessere sociale, definendo anche livelli essenziali di trasporto pubblico locale e assicurando un grande piano per l’intermodalità e la mobilità integrata nel Sud. La regione può diventare un hub strategico della geopolitica digitale del Mediterraneo, con programmi pilota in tecnologie di frontiera e sperimentazioni pubblico-private. 

Perché subito dopo viene il capitolo dell’attrazione di investimenti produttivi che solo alle condizioni appena elencate possono conoscere un rapido sviluppo. Eccellenze si individuano già oggi in settori come l’aerospazio, l’automotive, abbigliamento-moda, agroalimentare, farmaceutico. Il nostro Sud è già quarto nel Mediterraneo per incidenza dell’export high-tech sul totale delle esportazioni, ma è tempo di sviluppare poli industriali tecnologici, lanciare partenariati che possano dare al meridione il ruolo di hub produttivo chiave.

Va combattuta la carenza di competenze di livello alto/specialistiche, soprattutto legate alla trasformazione digitale. Per questo si propone di favorire lo scambio di conoscenza e le sinergie tra gli atenei del Sud Italia e dei Paesi dell’area mediterranea, a partire dai grandi temi di interesse comune, estendere il modello degli ecosistemi dell’innovazione, potenziare l’attrattività degli ITS, i percorsi formativi alternativi alle Università e più agganciati al mondo del lavoro.