Skip to main content

Tutti i lavori in corso nella costruzione del Recovery Plan per l’Italia

Definita l’entità del Recovery Fund europeo e lasciato in sospeso l’utilizzo del Mes, Il cantiere che resta aperto è quello del Recovery Plan, il combinato di misure che il governo italiano elabora in real time e che non dovrebbe essere chiuso prima di metà ottobre. I campi di manovra sono molti e l’obiettivo è di dare una spinta propulsiva a settori produttivi ai quali è affidato il futuro del paese, oltre alla creazione di nuove misure di rilancio per l’economia. La cornice è stata costruita con il Piano nazionale di riforma approvato dal Consiglio dei ministri di luglio e l’impegno è quello di consegnare a Bruxelles i progetti completi entro la metà di ottobre insieme alla legge di Bilancio.

Gli obiettivi in agenda sono tanti e la loro finalizzazione dipende in larga parte dalle risorse che arriveranno e in quali programmi di spesa saranno collocati. Sicuramente l’intenzione è quella di muoversi su alcune linee direttrici generali, la prima, forse la più marcata, è la modernizzazione del paese. A seguire l’impulso alla green economy, l’inclusione sociale e territoriale e la parità di genere. Il Recovery Plan italiano punterà dunque sulle infrastrutture materiali e digitali. Nel primo caso ci sarà quindi la priorità dell’alta velocità ferroviaria estesa a tutto il paese, il rinnovo dei treni regionali e intercity, investimenti per le reti di energia e acqua. Nell’altro si punta su un paese più possibile digitale, che vuol dire fibra ottica in tutte le scuole, teledidattica, telemedicina, smart working e investimenti maggiori per il 5G.

Per la transizione ecologica si punta decisamente sul riciclo e la riduzione dei rischi sismici e idrogeologici, grandi criticità dell’Italia. E poi risorse per aree verdi urbane, riforestazione e protezione dell’ambiente. Per dare impulso alla competitività nel piano troverà spazio anche il potenziamento degli stimoli fiscali agli investimenti privati: da industria e tecnologia 4.0 alla finanza d’impresa. Il sostegno alle filiere passerà per il rilancio dei settori che vengono definiti di ‘valore aggiunto’ come la crescita, la sicurezza, l’occupazione, la cultura, il turismo e l’industria dello spettacolo e dell’intrattenimento. Al capitolo servizi pubblici l’agenda prevede per una Pubblica amministrazione più efficiente e moderna la semplificazione della disciplina sugli appalti pubblici, la revisione del reato di abuso d’ufficio e del danno erariale. Spese verranno effettuate anche per istruzione, ricerca e sviluppo con particolare attenzione ai progetti di ricerca su ambiente e digitalizzazione. L’efficienza dello stato passa anche per un sistema giudiziario implementato con processi più veloci, nuovi tribunali e riforme che per ora si concentrano sul diritto commerciale.

Il Piano italiano dovrà poi avere un dettaglio cruciale in futuro per tutto ciò che è riconducibile alla sanità. Qui sono già stati allocati 32 miliardi in capitoli di spesa per migliorare l’assistenza, la capacità ricettiva degli ospedali, i letti in terapia intensiva, l’incremento del personale, nuove Rsa e digitalizzazione dell’assistenza medica.

Dopo l’individuazione della caratura degli interventi il pacchetto dovrà passare l’esame dell’Europa, il governo come abbiamo visto punta soprattutto sulle infrastrutture come orizzonte strategico.

Ma nel Recovery plan verranno investiti anche 4 miliardi per l’agrifood sia per il mercato interno che per l’export; se è vero che durante il lockdown la filiera agroalimentare non si è fermata evitando ulteriori sofferenze agli italiani, le criticità non sono mancate per questo si parla di interventi di potenziamento delle imprese, lotta al dissesto idrogeologico e tutela delle risorse naturali come suolo, acqua e foreste. E ancora: tracciabilità e trasparenza sull’origine dei cibi, promozione internazionale, sostenibilità e sicurezza nei controlli. In un contesto di strategie nazionali si immaginano interventi per le aree interne sino alla banda larga per contrastare lo spopolamento dei territori a rischio abbandono e per rendere più efficiente l’attività rurale ricorrendo alle tecnologie dell’agricoltura di precisione e alla blockchain. Il tutto in armonia con quel Green deal europeo che era stato ideato già prima dell’esplosione della pandemia.