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Le PMI italiane rallentano

Calano in redditività anche se conservano buoni fondamentali finanziari

Le PMI italiane rallentano. Le piccole e medie imprese italiane non hanno smesso di correre ma hanno il fiatone. Nel 2018 la ripresa delle PMI, che dura dal 2013, ha perso slancio. Cala la redditività, anche se migliora la solidità finanziaria. Il fatturato, in termini nominali, ha registrato un segno positivo, crescendo del 4,1%, ma in sostanza è fermo ai livelli del 2017. Il valore aggiunto è aumentato a ritmi più ridotti dei costi del lavoro (+5,6%), con effetti negativi sulla produttività e sui margini. A peggiorare inoltre, anche i tempi dei pagamenti, che segnano nuovi ritardi. Numeri portati alla luce nel Rapporto Cerved 2019 che analizza il segmento più importante dell’economia italiana valutando analiticamente bilanci di aziende ma anche la demografia, il credito e debito commerciale, i rischi di default per poi tirare le somme. A livello sistemico emerge che Il rallentamento ha riguardato tutti i settori, con l’eccezione delle costruzioni, che dopo anni di forte debolezza hanno evidenziato una crescita più sostenuta del resto dell’economia. Il calo dei margini ha riguardato in misura maggiore le medie imprese, le società agricole e quelle che operano nell’industria, che però mantengono indici superiori a quelli osservati nel complesso.

E’ sempre in crescita il numero di nuove imprese, ma il passo si è fatto più lento: (+2,9% invece del +5,5% del 2017). Il Cerved ha notato la dinamica positiva della natalità di impresa che ha costituito un serbatoio importante facendo registrare un picco nel 2018, con un record di nuove società di capitale. Questo ha anche prodotto un aumento del numero di newco che si radicano sul mercato e del loro contribuito al sistema economico, che comunque rimane inferiore a quanto osservato prima della crisi.

L’aumento della natalità di impresa ha beneficiato dell’introduzione delle Srl semplificate, la forma giuridica che consente di iscrivere a costi molto bassi nuove imprese, una novità che secondo il rapporto “ha però esaurito la sua spinta propulsiva: nei primi sei mesi del 2019 il numero di nuove aziende è in calo. Sul fronte delle uscite dal mercato, la fase di netto miglioramento è terminata: nel 2018 è di nuovo aumentato il numero di PMI che hanno avviato procedure di default o di liquidazione, con una lieve inversione di tendenza nel 2019. Dopo essere tornati su livelli fisiologici, nel 2019 i fallimenti sono tornati ad aumentare, con incrementi più sostenuti nell’industria e nei servizi”.

La congiuntura più debole non ha però intaccato il processo di rafforzamento dei fondamentali finanziari delle PMI, che ormai prosegue da molti anni. Sono aumentati i debiti finanziari, ma anche il rafforzamento del capitale, portando un’ulteriore riduzione del peso dei debiti finanziari in rapporto al capitale netto. Questo ha permesso a Cerved di assegnare ai bilanci delle PMI dei punteggi sostanzialmente positivi con rafforzamento del profilo economico-finanziario. Le informazioni sui pagamenti delle imprese indicano che, dopo una lunga fase di miglioramento, nei primi sei mesi del 2019 sono tornati ad aumentare i ritardi e i tempi di pagamento delle PMI. Tuttavia la presenza di aziende in forte difficoltà, che in media pagano i fornitori con ritardi superiori a due mesi, rimane bassa e lontana dai massimi osservati durante la recessione. Gli investimenti sono ancora in forte crescita anche grazie agli incentivi di Industria 4.0 di cui hanno beneficiato soprattutto le imprese manifatturiere. Un’analisi del flusso dei fondi delle imprese indica che è cresciuta in modo molto significativo la disponibilità per le PMI di risorse interne, con cui finora hanno finanziato gli investimenti. Rispetto al periodo della crisi le PMI più solide non hanno difficoltà a reperire capitali, ma spesso preferiscono ricorrere a risorse generate internamente o a capitale proprio.

Ma è la congiuntura economica dominata dall’incertezza la vera spina nel fianco che potrebbe ulteriormente comprimere la redditività delle PMI italiane nei prossimi anni. Il Cerved esprime timori sulle evoluzioni della politica commerciale americana che ha già avuto pesanti ripercussioni sull’economia mondiale, in particolare in Germania. E l’Italia ha avuto un contraccolpo dalla frenata tedesca a cui è molto legata e secondo le previsioni i fatturati segneranno una netta frenata nel 2019, per poi accelerare, ma solo leggermente nel biennio successivo. Nelle valutazioni di impatto sul futuro prossimo rientra il nuovo codice della crisi di impresa che sarà pienamente operativo da agosto 2020 e qui per gli esperti se le imprese di adegueranno ai suoi obblighi organizzativi in modo effettivo avranno l’opportunità di fare un salto di qualità.