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La digitalizzazione in Italia

La digitalizzazione del Paese è un appuntamento non più rinviabile per restare in corsa con il resto d’Europa.

Eravamo alla vigilia di Natale del 2019 quando il governo lanciava il Piano Nazionale Innovazione per la crescita digitale, abbreviato come il Piano 2025, un articolato e ambizioso progetto che integrava il lavoro svolto dal Ministero per l’Innovazione tecnologica con quello dell’Agenzia per l’Italia digitale e il Team per la Trasformazione Digitale. Le sfide del Piano 2025 erano incentrate sull’esigenza di modernizzare lo stato creando una governance per l’innovazione e il digitale. I mesi successivi sono stati caratterizzati dalla drammatica emergenza che non ha risparmiato nessuno, dagli sforzi per uscire dalla crisi il governo ha anche dato input per la ripartenza dell’Italia attraverso gruppi di lavoro di esperti chiamati ad individuare le ricette migliori per il paese.

In particolare per quella che è stata chiamata Fase 2 ha lavorato la Task Force di Vittorio Colao che dopo un lavoro di due mesi ha delineato la sua visione nell’obiettivo di trasformare in opportunità le difficoltà esplose simultaneamente all’arrivo del Coronavirus. In questo caso il respiro è di due anni, venti obiettivi con un centinaio di proposte concrete per far ripartire davvero il Paese, dotandolo di rilancio economico e sociale, puntando il radar sulle nuove generazioni, per quelli che avranno venticinque o trenta anni a metà di questo decennio e che oggi si trovano in una congiuntura tra le più difficili di sempre. La Task Force di Vittorio Colao ha ideato una sorta di menù con schede che vanno direttamente sugli interventi da fare, perchè ha detto Vittorio Colao in una recente intervista alla Repubblica “Ad esempio non si può pensare di portare sul cloud la Pubblica Amministrazione in poco tempo, ma si possono rapidamente effettuare interventi di semplificazione e velocizzazione dei regimi autorizzativi”.

Questo è il modus operandi promosso da Colao, non libri dei sogni, ma obiettivi a portata di mano di reale trasformazione attraverso le tecnologie digitali per eliminare molti elementi di burocrazia che Colao definisce “difensiva o oppressiva” per esaltare invece gli elementi di servizio. L’approccio della Task Force è stato soprattutto quello sulla semplificazione delle norme, piuttosto che cambiamenti di policy, proprio perché non c’è più tempo da perdere, “è paradossale che l’Italia si lamenti del ‘digital divide’ o della scarsità di rete a banda larga e ci possano essere Comuni che fanno opposizione alla realizzazione di uno specifico impianto. Va chiarito qual’è l’interesse nazionale alla realizzazione di un’infrastruttura e quale l’interesse locale a mantenere leggi edilizie e ambientali”.

Rafforzare e non cambiare radicalmente il sistema delle imprese in Italia è l’altro punto chiave e l’innovazione digitale rappresenta lo snodo di maggiore rilevanza, in grado di coinvolgere la stragrande maggioranza dei settori delle tecnologie innovative in Italia. Il governo nelle promesse del Piano 2025 immagina nuovi contratti collettivi nazionali per i lavoratori dell’ICT, a un sistema semplificato di visti che consenta una più facile circolazione dei lavoratori dell’ICT, a programmi di collaborazione bilanciati con l’estero e con gli incubatori stranieri per la crescita delle nostre start up, alla formazione, ai finanziamenti. La seconda sfida punta alla costruzione di un paese innovativo, in grado di produrre tecnologia e innovazione Made in Italy e di sfruttarla per il rilancio dei settori produttivi tradizionali.

Qui gli obiettivi sono di promuovere cambiamenti strutturali che agevolano e accelerano l’innovazione nell’ecosistema, aumentare il potenziale innovativo delle città e dei territori e realizzare infrastrutture tecnologiche per l’Italia che siano capillari, innovative e green. Tra le azioni chiave a supporto di questa sfida: la costruzione di “infrastrutture digitali” all’avanguardia, l’istituzione del “diritto a innovare” per favorire la nascita di nuove imprese, la promozione di soluzioni di Intelligenza Artificiale, la creazione di hub e “borghi del futuro”, dove creare ecosistemi locali per favorire lo sviluppo dell’innovazione.

Qui rientra anche il completamento dei piani banda ultra larga e un cloud unico italiano federato con l’Europa, secondo un modello che adesso tende a chiamarsi di sovranità digitale. Nell’orizzonte di tempo stabilito dal piano dovranno essere rimossi gli ostacoli che ancora permangono nello sviluppo digitale del Paese, in particolare l’eccessivo peso della burocrazia e la capacità di sanificare le spese e fare massa critica delle risorse, nazionali e comunitarie.

Starà ora chi ha le leve dell’amministrazione normare e interagire con un mercato che all’indomani della grande emergenza tornerà a correre a ritmi velocissimi, intuendo le conseguenze e gli effetti pratici, per implementare le azioni necessarie a sostenere lo sviluppo digitale del Paese.